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«Stanley non era affatto un recluso». L’orgoglio e i ricordi di mrs. Kubrick

Intervista. Christine, moglie del regista, racconta il suo rapporto con il marito. Il set di “Orizzonti di gloria”, le lodi di Scorsese e Spielberg, i ricordi degli amici Nicholson e Sellers.

Lei appare nella scena finale di “Orizzonti di gloria”, cosa ricorda della lavorazione di quel film?

Stanley stava girando il film seguendo la sequenza cronologica, perciò ci stava lavorando da otto settimane, ed avevamo già deciso di sposarci, vivevamo insieme, con la mia figlia più grande, avevamo parlato della scena, fatto le prove. Girare è stato facile, Stanley era un regista molto più gentile rispetto agli altri con cui avevo lavorato, prendeva sempre gli attori da una parte e gli parlava con tranquillità.

Dieci anni dopo la sua morte, pensa che il cinema di oggi ne senta la mancanza?

Spero di sì, viene spesso ricordato e molti confessano quanto siano stati influenzati da lui. Naturalmente mi fa piacere sentire questi commenti.

In più di 40 anni passati insieme, come è cambiato Stanley Kubrick come uomo, marito e regista?

Non credo fosse cambiato molto. Ovviamente come tutti del resto, anche lui era cambiato, ma la cosa notevole, è che aveva mantenuto il suo entusiasmo ed il suo amore per i film e per il lavoro che faceva, era sempre alla ricerca della storia giusta, perciò era sempre lo stesso.

Nel documentario “Stanley Kubrick: A Life in Pictures”, lei dice: “Mi sorride da 42 anni”, cosa avevate in comune e quali erano invece le differenze?

Posso rispondere a questa domanda in un secondo oppure in un milione di ore. Eravamo entrambi interessati al cinema, io vengo da una famiglia legata al teatro, ho sempre voluto essere una pittrice, parlavamo sempre di film, perciò credo che avevamo molto in comune, e a parte questo, sono stata fortunata ad aver sposato una persona così intensa, così allegra e così interessante.

Quando e perché avete scelto di vivere lontano dal glamour? Rimpianti per la decisione?

No, la gente ha sempre descritto Stanley come un recluso, ma non lo era affatto, avevamo molti amici, e, specialmente quando i nostri figli erano piccoli, facevamo tante feste, e faceva sempre in modo di tornare per il fine settimana per stare insieme a cena, non eravamo né soli né reclusi, ci siamo divertiti anche se non andavamo spesso a cena fuori.

Qual è il suo film preferito di Stanley Kubrick?

Ho un debole per “Barry Lindon”, ovviamente mi piace “2001: Odissea nello spazio”, mi piacciono tutti, perché sono molto diversi l’uno dall’altro, non si possono paragonare tra loro.

Che tipo di film e quali registi piacevano di più a Kubrick?

Gli piacevano molti registi italiani, Bergman, alcuni spagnoli. Guardava molti film, anche quelli stupidi. Quelli di guerra non li considerava dei bei film ma voleva vedere i combattimenti aerei, e poi guardava molto sport.

Andava spesso a trovare suo marito sul set?

All’inizio ci andavo, ma mi sembrava che potevo distrarlo. Quando c’erano le scene di massa, lui voleva che le vedessi, allora ero presente. Poi ho cambiato idea, per infastidirlo.

Pensa che suo marito fosse pessimista riguardo al futuro della condizione umana?

Penso che come la maggior parte della gente, avesse abbastanza paura per il futuro di noi tutti, in questo senso era molto pessimista. A livello personale era un ottimista, credeva che tutto sarebbe andato bene, era molto positivo, mentre a livello artistico, credeva che potessero accadere le situazioni più terribili.

Peter Sellers, Jack Nicholson, Tom Cruise, e George C. Scott: chi le è piaciuto di più, come persona e come attore?

Molti, visti i tempi lunghi di lavorazione, sono sempre diventati un po’ amici, venivano anche a cena a casa nostra. Nicholson era divertente, come Sellers.

Possiamo definire Stanley Kubrick uno dei più importanti artisti del 20° secolo?

Mi piace pensare che lui sia stato uno dei registi importanti. Per registi come Spielberg e Scorsese, è stato un grande esempio. Sono sempre orgogliosa quando dicono questo. Ha realizzato tante cose innovative, era molto indipendente.

Per gentile concessione di Coming Soon Television, traduzione di Katia Gizzi. L’intervista completa va in onda su Coming Soon Television, free via satellite, digitale terrestre, Sky ch 180.

INTERVISTA. Si conclude una stagione di angosce ed errori per l’ematologo di Miami. Vacilla la legge del padre che «pensava di non avere scelta».Tutti lo sospettano «ma sarà la paura a restituirgli lucidità». Happy end? «Impossibile, e comunque nessuno vuole la sua riabilitazione». Ipotesi cattura? «Facciamo il tifo per lui..»

«È giusto che i genitori facciano il loro mestiere e mostrino Dexter ai figli quando lo riterranno opportuno, ma anche quando si sentiranno pronti. Non voglio assumermi responsabilità (ride)». Legittima la risposta di Jennifer Carpenter quando le si chiede, proprio ora che si è appena sposata con il protagonista della serie tv Michael C. Hall, di cui nella fiction interpreta la sorella, a che età permetterebbe a un suo eventuale figlio di vedere Dexter. Ma Dexter è qualcosa di più di un semplice cattivo: «il telefilm in cui il cattivo é il buono, e viceversa» come hanno titolato un po’ troppo diplomaticamente sintetici ma efficaci i francesi al momento del lancio della seconda stagione su Canal+. Anche il suo fascino è diverso, «ma se vivessi uccidendo ossessivamente anche nella vita reale, non credo che adesso avrei una moglie» aggiunge ridendo Michael C. Hall, alias Dexter Morgan.

Stasera su FoxCrime andrà in onda l’attesa ultima puntata della seconda stagione. Per l’ematologo della polizia che di notte diventa un serial killer di serial killer, è stata la stagione della crisi, complice anche lo sciopero degli sceneggiatori che ha raddoppiato non volendo la tensione delle puntate. Vacilla infatti il codice del padre Harry, ex poliziotto, non si applicano più in automatico le istruzioni per sopravvivere alle conseguenze delle sue stesse pulsioni. Dexter si trova a un passo dall’essere scoperto dai suoi stessi colleghi, ha un nemico in casa, il sergente Doakes, che gli è più simile di quanto non creda. Persino nella vita privata, sorvegliata e blindata, la sua verità nascosta è accerchiata. Che ne sarà dunque di Dexter? Lo abbiamo chiesto allo stesso protagonista, incontrato a Madrid.

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