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A parità di concentrazione e precisione chirurgica ci sarà pure un motivo per cui un filologo è diverso da un torero. Forse perché del toro non si conserva memoria, mentre di uno scrittore sì, deduzione che però va a scapito dei meriti del filologo. Ma è altrettanto probabile che lo studioso non voglia altro destino nell’immaginario collettivo che non sia quello di silenziosa curatela. Nessun fazzoletto sbandierato con foga, vietato sedersi sugli spalti. Eppure Dante Isella, il più eminente studioso di Carlo Emilio Gadda e allievo del maestro Gianfranco Contini, ha trovato l’occasione di provare a forzare la mano.

L’ultimo suo lascito programmato è il diario di Un anno degno di essere vissuto (Adelphi, pp. 158, euro 12), quasi un titolo da potente scrittore americano, ed è il racconto frammentato, tra episodi e capitoli scritti in varie occasioni, di una stagione fondamentale per il futuro filologo di Dossi e del «gran lombardo»: l’incontro con il trentunenne Contini a Friburgo, dove dal 1938 era ordinario di filologia romanza. Tanto più che da quello spazio casuale di incontro in mezzo alla guerra nella neutrale Svizzera, venne fuori anche un altro grande filologo, D’arco Silvio Avalle mentre – pur assodato nelle biografie il lungo insegnamento svizzero dell’autore dei Poeti del Ducento – nel libro conversazione con Ludovica Ripa di Meana (Diligenza e Voluttà), Contini faceva solo degli accenni agli anni della sua prima cattedra.

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