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Per un pelo Clive Owen non è diventato il nuovo 007 al posto del rude Daniel Craig. Ma si sta rifacendo. In “Duplicity” è uno spione del britannico MI6; in questo “The International” è un agente dell’Interpol alle prese con una banca coinvolta in un losco traffico di armi e soldi riciclati. Nella finzione si chiama Ibbc, nella realtà era la famigerata Bcci. La pubblicità recita: «Hanno i vostri soldi, decidono della vostra vita, controllano ogni cosa. Ma c’è un uomo su cui non hanno potere». Appunto Louis Salinger, più stazzonato e “umano” di Bond, ma altrettanto determinato. Alla maniera dei thriller anni Settanta, con una punta adrenalinica in stile “Jason Bourne”, il film del tedesco Tom Tykwer ricostruisce l’insidiosa indagine, zompando da una città all’altra: Berlino, Lione, Milano, New York, Istanbul… Il tono è da denuncia, con finale pessimista nonostante la mezza vittoria, e intanto abbiamo capito che l’interesse di certe banche consiste nel controllare, distribuendo armi leggere o sofisticate, il debito generato dai conflitti nei Paesi in via di sviluppo. Spalleggiato da una procuratrice distrettuale americana (Naomi Watts), Salinger insegue piste finanziarie e killer patentati, rassegnandosi infine a uscire dalle regole per fare giustizia. Spettacolare la sparatoria dentro il Guggenheim Museum ridotto a un colabrodo. Luca Barbareschi è un politico italiano, un po’ alla Berlusconi, che schiatta quasi subito. Br e carabinieri sono da macchietta: rassegniamoci, ci vedonocosì.

VOTO 6,5

THE INTERNATIONAL
Tom Tykwer

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Thomas Ruff

Superflat, superpiatto o super piatta, dipende. Di cosa stiamo parlando? Un orologio, un cellulare? Una donna con poco seno? No. “Superflat” è un termine inventato dal guru, artista, impresario giapponese Takashi Murakami.
Superflat descrive la civiltà giapponese, la sua arte, antica e contemporanea, fatta di piani e di atmosfere, non di prospettive e profondità. Superflat è una società dove arte colta e arte popolare si mischiano e si confondono, anzi non vengono nemmeno divise. Murakami ha inventato una fiaba dove non ci sono più regole, né buoni né cattivi, dove alto e basso non significano nulla, dove tutto viaggia alla stessa velocità, come dentro la superficie piatta di uno schermo sciogliendosi nell’universo inafferrabile di internet.
Il parco giochi di Murakami è un giardino delle delizie di Bosch, dove erotismo e innocenza si divorano a vicenda. Come nella religione scintoista anche nell’arte di Murakami le divinità sono tante e tutte vogliono divertirsi. Bosch aveva paura di Dio, Murakami, come noi, di tutto e di nulla.

VOTO 8

TAKASHI MURAKAMI
©Murakami
Guggenheim, Bilbao
fino al 31 maggio 2009

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