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IMMAGINE. Un libro sul «corpo del capo», una foto che lo ritrae, inequivocabile. L’altra faccia del machista e dongiovanni è un Berlusconi «che non ha mai smesso di civettare con noi». Il complimento più bello mai ricevuto dal premier? «Sei una gran bella figa!». Unico scopo, allontanare da sé la morte, «il vero tabù».

berlusconi

Guardate la fotografia qui a destra. Sembra passato tanto tempo da quando ci s’invitava a non demonizzarlo, a liberarci dalla sua «ossessione». Si ricorderà come il dimissionario segretario del Pd, nella campagna elettorale destinata a sancirne il definitivo trionfo, si spinse sino a censurare il nome del «candidato dello schieramento avverso». Come se ogni censura non fosse in primo luogo una preterizione: presenza tanto più schiacciante quanto più rimossa. Un calco vuoto che s’è rivelato maschera funebre: pietra tombale su ogni residua ipotesi di poterglisi opporre.

La verità è che incredibilmente la «sinistra italiana» – o quanto ci ostiniamo a designare con quest’ossimoro storico – non ha ancora smesso di sottovalutare Berlusconi. Se i suoi fan lo idolatrano acriticamente, nostro compito storico è allora esercitare una critica dell’idolo, del feticcio-Berlusconi. Anzitutto prendendo atto che è la sua l’entità storica più rilevante degli ultimi sessant’anni, in Italia; e tra le più importanti in assoluto. Alla fine dello scorso secolo James G. Ballard ironizzava sul panico di cui erano preda i redattori di un magazine che vedeva trionfare, al referendum fra i lettori su chi fosse stato il più importante personaggio del Novecento, ovviamente Adolf Hitler. È un residuo di moralismo buonista (che sta passando di moda a una tale velocità da minacciare di farcelo presto rimpiangere) quello che sdegna queste scale di grandezza – non ovviamente, «di valori».

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A Trabant car is driven in front of the former East German Palace of Republic in Berlin

Domani su Ombra del Riformista

Il cronista italiano che fece cadere il Muro di Berlino (di Tonia Mastrobuoni)

Conseratori “rossi” , involuzione a destra (di Alberto Mingardi)

La scomoda morte in Iraq di un soldato-manager (di Anna Mazzone)

Bagaglino Story, Anarchici ma di destra (di Valerio Mattioli)

Un seduttore androgino di nome Silvio (di Andrea Cortellessa)

Fulvia La Riformata di Fulvio Abbate

La Zona Cieca di Chiara Gamberale

Le strisce di Stefano Disegni

ICONE. Il Kubrick del tennis compie cinquant’anni. Nel ’77 Wimbledon presentò al mondo la matricola McEnroe. Colpi sublimi, Vietnam di recriminazioni e una folle rabbia epilettica. Il sacrificio del cristomimetico Bjorn Borg. Ma oggi, come Sofri, anche l’ex buzzurro metafisico John si è civilizzato.

Fa uno strano effetto celebrare i cinquant’anni di John McEnroe. Non perché la sua figura appartenga a un reame distante da quelli che bazzico d’abitudine; non solo lo spazio mentale che riservo al tennis è in tutti i sensi commisurabile a quello dedicato a letteratura e dintorni, ma penso sul serio che spetti a McEnroe un posto non minore fra i massimi genî del secondo Novecento. Un genio non è altro che un uomo il quale sposi il suo talento a una disciplina, rivoluzionandone dall’interno la tradizione. Genio è chi fonda un paragone per i tempi a venire. Geniale Kubrick, per esempio, non in quanto egli sia stato superiore a Resnais, Antonioni o Tarkovskij: ma perché ogni suo film ha rivoluzionato un genere di narrazione per immagini, spostando i termini di quanto sia lecito attendersene.

In merito al genio di McEnroe sono confortato dall’opinione di Gilles Deleuze, il quale una volta si esercitò nell’ekphrasis di un suo tipico gesto: «una specie di aristocratico metà egiziano metà russo… ha inventato un colpo che consiste nel deporre la palla, una cosa curiosa, non la colpisce nemmeno, la depone». Ecco, al di là degli aspetti squisitamente tecnici (il servizio a catapulta, tutto in torsione; la risposta in chip and charge; il metodico, ma ogni volta diverso, serve and volley), è in questa gestualità rituale che consiste il suo genio. Delicato ma micidiale, virtuosistico mainfallibile. Genio non è sregolatezza: al contrario è fondare nuove regole.

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Sergei Sviatchenko, Saatchi Gallery

Sergei Sviatchenko, Saatchi Gallery

Domani su Ombra del Riformista

Il mezzo secolo di McEnroe, genio aristo-punk (di Andrea Cortellessa)

Il calvario di Leonardo David, primo idolo di Eluana (di Tommaso Labate)

Il rabbino Di Segni e la bioetica degli ebrei (di Francesca Bolino)

Charles Saatchi, il guru “usa e getta”, cerca talenti in tv (di Francesco Bonami)

David Frost, mica Santoro. L’infotainment al potere (di Andrea Romano)

Fulvia La Riformata di Fulvio Abbate

La Zona Cieca di Chiara Gamberale

Le strisce di Stefano Disegni