You are currently browsing the tag archive for the ‘Calvino’ tag.

IMMAGINE. Un libro sul «corpo del capo», una foto che lo ritrae, inequivocabile. L’altra faccia del machista e dongiovanni è un Berlusconi «che non ha mai smesso di civettare con noi». Il complimento più bello mai ricevuto dal premier? «Sei una gran bella figa!». Unico scopo, allontanare da sé la morte, «il vero tabù».

berlusconi

Guardate la fotografia qui a destra. Sembra passato tanto tempo da quando ci s’invitava a non demonizzarlo, a liberarci dalla sua «ossessione». Si ricorderà come il dimissionario segretario del Pd, nella campagna elettorale destinata a sancirne il definitivo trionfo, si spinse sino a censurare il nome del «candidato dello schieramento avverso». Come se ogni censura non fosse in primo luogo una preterizione: presenza tanto più schiacciante quanto più rimossa. Un calco vuoto che s’è rivelato maschera funebre: pietra tombale su ogni residua ipotesi di poterglisi opporre.

La verità è che incredibilmente la «sinistra italiana» – o quanto ci ostiniamo a designare con quest’ossimoro storico – non ha ancora smesso di sottovalutare Berlusconi. Se i suoi fan lo idolatrano acriticamente, nostro compito storico è allora esercitare una critica dell’idolo, del feticcio-Berlusconi. Anzitutto prendendo atto che è la sua l’entità storica più rilevante degli ultimi sessant’anni, in Italia; e tra le più importanti in assoluto. Alla fine dello scorso secolo James G. Ballard ironizzava sul panico di cui erano preda i redattori di un magazine che vedeva trionfare, al referendum fra i lettori su chi fosse stato il più importante personaggio del Novecento, ovviamente Adolf Hitler. È un residuo di moralismo buonista (che sta passando di moda a una tale velocità da minacciare di farcelo presto rimpiangere) quello che sdegna queste scale di grandezza – non ovviamente, «di valori».

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

ANTIPERONISTA SPERIMENTATORE. Era il compagno spirituale di Guevara, potrebbe essere morto come Mercury, la sua tomba parigina è meta di pellegrinaggi come quella di Jim Morrison. Ha rinnovato la letteratura latinoamericana più di Gabo e influenzato anche Italo Calvino.

Nel mondo è probabilmente meno conosciuto di Shakira e i suoi celebri fianchi, dei gol di Maradona “mano di dio” compresa, e persino di García Márquez. Ma Julio Cortázar, morto il 12 febbraio del 1984 e sepolto a Parigi, nel cimitero di Montparnasse, è uno dei miti più radicati nell’America latina. Il culto che gira attorno allo scrittore argentino-parigino è silenzioso, ma tenace, profondo e contagioso, da poter compere con altre icone pop, come il Jim Morrison sepolto nell’altro cimitero parigino, di Père-Lachaise. Rivoluzionario nel suo pensiero politico, sperimentatore nella sua creazione letteraria, malato di “gigantismo” fisico, è morto nel mistero, come tutte le leggende. Nella biografia, una delle tante, dell’ex-amante, la scrittrice uruguaiana Cristina Peri Rossi, si sostiene che sia morto di Aids, e non di leucemia, come riporta la versione ufficiale. Quello che è certo è che il culto di Cortázar continua a ispirare le opere degli scrittori di oggi e i pellegrinaggi dei suoi lettori. Ricalcano i passi del suo autore e dei suoi personaggi, tra il fantastico e l’autobiografico.

Leggi il seguito di questo post »