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Pierre Bonnard, model in back light

Pierre Bonnard, model in back light

Pierre Bonnard è nato troppo tardi per essere un Impressionista e troppo presto per essere un Cubista. Non essere sincronizzato con questi due movimenti della storia dell’arte è stata forse la sua più grande fortuna, gli ha consentito di non essere divorato da un “ismo” qualsiasi, finendo succube di Monet o ancor peggio di Picasso. Bonnard ha lavorato quindi in santa pace senza diventare un gigante, ma rimanendo in perfetto equilibrio con la storia e il suo tempo. Una sorta di Cartier Bresson della pittura capace di cogliere l’attimo sulla tela e farlo diventare un momento eternamente e quotidianamente universale. Nella sua pittura, in particolare quella tarda, non c’è nessuna leziosità, nessuna indulgenza all’inutile dettaglio, ma sempre la concentrazione sull’atmosfera e lo spirito dello spazio in armonia con le persone. Bonnard è un Gauguin di campagna, la sua Tahiti era Le Cannet sulla riviera francese. Il suo sguardo spesso è angolare, mai veramente centrale, come se stesse sbirciando la realtà che lo circonda. Un maestro del poco, da riscoprire in un epoca devastata dal troppo.

VOTO 10

PIERRE BONNARD
The late interiors
Metropolitan Museum – New York
fino al 19 Aprile 2009

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ONE MAN BAND. Gesto di «assenteismo calibrato» alla Quadriennale di Roma. Il «duciampino padovano» in visita nello studio-fabbrica del «monaco» dell’arte contemporanea. Il Futurismo? un «bengala sparato nel cielo della storia». La paura? Diventare «macchiette come Benigni».

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Maurizio Cattelan a Tokyo da Francesco Bonami

Tokyo. Mentre stiamo scrivendo Maurizio Cattelan dovrebbe essere a Roma per ricevere il premio alla carriera assegnatogli dalla 15ma Quadriennale di Roma da una giuria prestigiosa composta da Suzanne Paget direttrice della Fondazione Arnault di Parigi, Vicente Todoli direttore della Tate Modern di Londra e Gerard Matt direttore della Kunsthalle di Vienna. Ma anche questa volta l’artista italiano più famoso e birichino del mondo non deluderà i suoi appassionati, le sue giovani fans e chi lo vuole sempre sulle cronache dei giornali ora rosa ora nere ora dorate. Infatti il sottoscritto può testimoniare di avere fatto colazione con lui nientepopodimeno che a Tokyo dove Cattelan è in vista di una sua futura mostra in un grande museo della città nel 2011 e per una serie di conferenze nel sud del paese. Non solo ieri (vedi foto) è stato lo stesso artista a consegnare il suo premio ad una coppia di giovani giapponesi, un fungo gonfiabile trafugato o preso in prestito dipende dai punti di vista da un negozio di telefoni cellulari del quartiere di Shibuya.

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Thomas Ruff

Superflat, superpiatto o super piatta, dipende. Di cosa stiamo parlando? Un orologio, un cellulare? Una donna con poco seno? No. “Superflat” è un termine inventato dal guru, artista, impresario giapponese Takashi Murakami.
Superflat descrive la civiltà giapponese, la sua arte, antica e contemporanea, fatta di piani e di atmosfere, non di prospettive e profondità. Superflat è una società dove arte colta e arte popolare si mischiano e si confondono, anzi non vengono nemmeno divise. Murakami ha inventato una fiaba dove non ci sono più regole, né buoni né cattivi, dove alto e basso non significano nulla, dove tutto viaggia alla stessa velocità, come dentro la superficie piatta di uno schermo sciogliendosi nell’universo inafferrabile di internet.
Il parco giochi di Murakami è un giardino delle delizie di Bosch, dove erotismo e innocenza si divorano a vicenda. Come nella religione scintoista anche nell’arte di Murakami le divinità sono tante e tutte vogliono divertirsi. Bosch aveva paura di Dio, Murakami, come noi, di tutto e di nulla.

VOTO 8

TAKASHI MURAKAMI
©Murakami
Guggenheim, Bilbao
fino al 31 maggio 2009

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