Pierre Bonnard, model in back light

Pierre Bonnard, model in back light

Pierre Bonnard è nato troppo tardi per essere un Impressionista e troppo presto per essere un Cubista. Non essere sincronizzato con questi due movimenti della storia dell’arte è stata forse la sua più grande fortuna, gli ha consentito di non essere divorato da un “ismo” qualsiasi, finendo succube di Monet o ancor peggio di Picasso. Bonnard ha lavorato quindi in santa pace senza diventare un gigante, ma rimanendo in perfetto equilibrio con la storia e il suo tempo. Una sorta di Cartier Bresson della pittura capace di cogliere l’attimo sulla tela e farlo diventare un momento eternamente e quotidianamente universale. Nella sua pittura, in particolare quella tarda, non c’è nessuna leziosità, nessuna indulgenza all’inutile dettaglio, ma sempre la concentrazione sull’atmosfera e lo spirito dello spazio in armonia con le persone. Bonnard è un Gauguin di campagna, la sua Tahiti era Le Cannet sulla riviera francese. Il suo sguardo spesso è angolare, mai veramente centrale, come se stesse sbirciando la realtà che lo circonda. Un maestro del poco, da riscoprire in un epoca devastata dal troppo.

VOTO 10

PIERRE BONNARD
The late interiors
Metropolitan Museum – New York
fino al 19 Aprile 2009

La morte è una cosa normale, si potrebbe dire guardando il lavoro di Shirana Shahbazi, iraniana trapiantata a Zurigo. Aggrappandosi al luogo comune data l’origine dell’artista, si può anche pensare che è logico che un’iraniana parli di morte. Invece Shahbazi affronta il tema dalla parte occidentale, quella dove è la natura ad essere morta e non la morte ad essere naturale. Il gioco visivamente potente è intellettualmente sottile. I grandi dipinti eseguiti da due pittori di cartelloni stradali di Teheran sono a metà fra una pubblicità demodè e l’ingrandimento delle grandi nature morte olandesi del ‘600. L’artista s’inventa la cultura di un barocco islamico mai esistito che decide di sfidare l’iconoclastia musulmana. Ai dipinti per spiazzare ancora di più lo spettatore si aggiungono fotografie di altre nature morte e foto in bianco e nero di paesaggi altrettanto carichi e densi. Senza accorgersene abbiamo iniziato a viaggiare senza capire più dove stiamo andando. A est ? A ovest? A nord? A sud? Boh? L’importante è rimanere a galla e l’arte di questa artista è un ottimo salvagente.

VOTO 8
SHIRANA SHAHBAZI
Shirana Shahbazi
Cardi Black Box – Milano
fino al 4 Aprile 2009

Marco Cingolani fra gli artisti di quel girone infernale che sarà il Padiglione Italiota alla Biennale di Venezia è sicuramente il migliore. Ci fosse solo lui non avremmo nulla da ridire. Il suo di problema invece, come molti pittori nostrani, è quello di essere bulimico. Dove potrebbero bastare dieci quadri, lui ne mette almeno il doppio rovinando la frittata. La sua religiosa passione per la pittura è tale da non consentirgli di essere selettivo con se stesso. Il suo poetico umorismo lo tiene in vita, così come fa sopravvivere i dipinti migliori. Parla di santi e madonne come un apostolo ubriaco. Dipinge come se fosse un Mario Schifano caduto sulla via di Damasco passando dalla siringa al fiasco. Alcune tele sono delle vere apparizioni trascinate per terra da tanti piccoli quadretti minori, come bambini che chiedono l’elemosina soffocando anche la generosità dei meglio intenzionati. Cingolani è un pittore italiano e di questo è giustamente fiero. Non sa, però, che se riuscisse a liberarsi dalla marmaglia potrebbe senza problemi essere anche un artista mondiale.

VOTO 6,5

MARCO CINGOLANI
Percorsi della Fede
Boxart – Verona
fino al 30 aprile 2009