Che voto dareste a un libro fanatico, reazionario, oscurantista, apocalittico, da cui – vi piaccia o non vi piaccia – riuscite a capire molte cose? Un tre, per pulirci la coscienza, oppure un dieci, costretti ad ammettere che si tratta di un’allarmante, chiarissima testimonianza dei tempi che corrono? Optiamo per un compromesso: gli diamo un votaccio, ma siamo davanti al caso raro di un libro pessimo che invitiamo a leggere. Perché ignorare Padre Livio significa non avere chiaro qualcosa di grosso, di vero che sta succedendo in Italia. L’uomo che è stato capace di trasformare Radio Maria – prima minuscola emittente locale – in un network di culto, in qualsiasi senso, torna a parlare con questo “L’ora di Satana” (Piemme). Stringendo: le forze della massoneria e del pensiero liberale e gnostico, altrimenti dette il Diavolo, stanno sprofondando la Terra a un passo dalla fine dei Tempi. Per Grazia di Dio, la Vergine Maria ci ha donato, attraverso recenti apparizioni a veggenti, le armi del Sacro con cui contrastare la dissoluzione. E se l’Anticristo sta trionfando, presto, prestissimo, l’Apocalisse vi porrà rimedio. Profezie, complottismo e tradizione, scagliate contro i grandi mali quali il parlamentarismo, il libero pensiero, l’illuminismo, la modernità. È una corrente che la Chiesa ha conosciuto da vicino tra l’Ottocento e il Novecento. Oggi però i predicatori contano su qualche ripetitore in più.

VOTO 3

L’ORA DI SATANA
Padre Livio Fanzaga

La rivolta viene dal basso. Il che è un bel problema, se il basso non c’è. E senza un sopra e senza un sotto, si può comunque sovvertire? Ci si può alzare sulla massa, insomma possiamo riuscire a sognare, se siamo piatti in un mondo piatto? Ogni risposta sta in “Flatlandia”, capolavoro «a più dimensioni» di Edwin A. Abbott, uscito a firma di «un Quadrato» centoventicinque anni fa: in assoluto il più delizioso manuale di anticonformismo, geometria, fisica e gioia di vivere dell’ultimo Ottocento inglese. Vecchio gioiello del catalogo Adelphi, oggi è riedito in una nuova traduzione presso Bollati Boringhieri assieme ad un film di Michele Emmer. Un romanzetto iperspaziale che sa di racconto filosofico e insieme di favola di Esopo. Nelle avventure di un poligono, borghese ribelle in un mondo a due dimensioni popolato da figure geometriche (e che per caso scoprirà la sfera, l’altezza e il sapere), in fondo troviamo la parabola di ogni diverso. Sono le pene e le vittorie di chi sa intuire che alle volte è tutta questione di punti di vista, e che il vero limite non è che il nostro angolo di osservazione. Sono le peripezie di un viaggio in cui la terza dimensione non è che una tappa trascurabile: chiudiamo il libro e siamo pronti a immaginare altri universi ancora invisibili, estesi in altre dimensioni, e a mettere in forse le ottiche cieche delle nostre certezze. A chi non è piatto, uno Spazio non basta.

VOTO 8

FLATLANDIA
Edwin A. Abbott

Cosa aspettarci da uno scrittore esordiente? Che abbia più forza che certezze, che abbia una voce originale, e quantomeno che mostri le spore di un’ideuzza di letteratura in fasce. E dunque coraggio, originalità, e un padre stilistico da venerare e da distruggere. Un esordiente così c’è, e sulle critiche che scrive, i corti, i racconti, le regie teatrali, si firma da anni Ade Zeno, uno pseudonimo a metà tra l’ombra sulfurea e l’ironia novecentesca. Per No Replay, piccola casa editrice che ha già ospitato autori importanti, è appena uscito in libreria un romanzo breve, “Argomenti per l’inferno”, serrato come una commedia e immobile come un’ossessione, che finalmente ci rivela il talento espressivo di un nuovo autore di nemmeno trent’anni. I padri spirituali potrebbero essere sia Kafka che Beckett, ma è proprio su un padre che è anche incentrato questo dialogo grottesco, tessuto sui toni della claustrofobia, della follia e dell’assurdo domestico. Un figlio malato e un genitore che ha deciso «di consumare la propria esistenza» occupandosi di lui sono gli attori di un dramma fulmineo che potrebbe essere una spietata dichiarazione di odio quanto la rappresentazione del più profondo amore filiale. Il risultato è un quadro dalle tinte forti, un piccolo incubo espressionista che Ade Zeno riesce a reggere con uno stile graffiante, ma equilibratissimo. Un buon inizio, inusuale, sicuramente da tenere d’occhio.

VOTO 7

ARGOMENTI PER L’INFERNO
Ade Zeno