Thomas Ruff

Superflat, superpiatto o super piatta, dipende. Di cosa stiamo parlando? Un orologio, un cellulare? Una donna con poco seno? No. “Superflat” è un termine inventato dal guru, artista, impresario giapponese Takashi Murakami.
Superflat descrive la civiltà giapponese, la sua arte, antica e contemporanea, fatta di piani e di atmosfere, non di prospettive e profondità. Superflat è una società dove arte colta e arte popolare si mischiano e si confondono, anzi non vengono nemmeno divise. Murakami ha inventato una fiaba dove non ci sono più regole, né buoni né cattivi, dove alto e basso non significano nulla, dove tutto viaggia alla stessa velocità, come dentro la superficie piatta di uno schermo sciogliendosi nell’universo inafferrabile di internet.
Il parco giochi di Murakami è un giardino delle delizie di Bosch, dove erotismo e innocenza si divorano a vicenda. Come nella religione scintoista anche nell’arte di Murakami le divinità sono tante e tutte vogliono divertirsi. Bosch aveva paura di Dio, Murakami, come noi, di tutto e di nulla.

VOTO 8

TAKASHI MURAKAMI
©Murakami
Guggenheim, Bilbao
fino al 31 maggio 2009

In attesa della Biennale di Venezia il mondo dell’arte si allena nella palestra globale di mostre che a Venezia s’ispirano. Alla laguna si sostituisce la duna, come nel caso della nona edizione della Biennale di Sharjah che si tiene negli Emirati arabi.
La benedice sua altezza il Dottore Sceicco e Sultano Bin Mohammed Al Qasimi. I curatori sono Isabel Carlos e Tarek Abou El Fetouh sotto l’occhio vigile del direttore artistico Jack Persekian, coraggioso armeno palestinese che ha una sua galleria a Gerusalemme Est. La Biennale di Sharjah sin dalla sua prima edizione nel 1993 vuole essere un connettore fra il mondo griffato dell’arte occidentale e le varie, sconosciute ai più, realtà del Medio Oriente e del mondo arabo più in generale. La qualità degli artisti è ancora molto discontinua ma il dialogo è aperto. Venezia può comunque dormire sonni tranquilli, l’appasionato d’arte preferisce ancora la seppiolina in umido al cammello affumicato. Fossi in voi non mi taglierei una mano per andare a vederla, potete sempre farlo se passate da quelle parti.

VOTO 6-

BIENNALE DI SHARJAH
Direttore artistico: Jack Persekian
Sharjah, Emirati Arabi Uniti
fino al 16 maggio 2009

Thomas Ruff è il meno conosciuto dei fotografi tedeschi venuti alla ribalta negli anni 90. Famosissimo Andreas Gursky e famoserrimo Thomas Struth. Ruff però è il più bravo e il più sperimentale, cosciente che nel mondo di oggi le immagini non si possono più creare, ma solo cercare e poi elaborare con la propria sensibilità. Dal cielo stellato alla pornografia Ruff crea un suo universo tutto particolare senza mai ripetersi o annoiare. È il Cartier Bresson di Internet dal quale estrae i suoi soggetti che diventano fantastiche visioni capaci di sfidare anche la pittura ad armi pari. Un artista che riesce sempre a sorprendere mettendosi ogni volta in discussione. Non è un caso che anche il mercato, rispetto ai suoi colleghi, per questo suo spirito ribelle lo abbia un po’ penalizzato, ottima situazione per il collezionista non assatanato ma ben preparato. La sua arte fredda, calda, tiepida o bollente va dai ritratti tipo foto tessera giganti a magiche parabole di colore digitale che lo spingono verso l’Olimpo di quel grande maestro che fu l’ungherese Moholy Nagy negli anni 30. Un artista mai ar-ruff-ato e mai ruff-iano.

VOTO 9,5

THOMAS RUFF
Thomas Ruff
Castello di Rivoli (Torino)
fino al 21 giugno 2009