CARLO VERDONE. Il celebre attore e regista racconta i  travagli della sua famiglia. In troppi casi, sostiene, il Vaticano resta indietro e si mostra dogmatico. «Come me molti cattolici sono attraversati da dubbi», aggiunge, «e le chiese sono vuote». Nel prossimo film, sarà un prete alle prese con le debolezze umane.

Domenica sera, ospite della trasmissione Tatami insieme al fratello Luca, Carlo Verdone ha fatto una dichiarazione importante. «Sono credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in crisi il mio rapporto con la Chiesa». Si riferiva alla vicenda di Eluana Englaro, allo scontro mediatico e politico da essa originato. Ma forse c’era qualcos’altro in ballo. Curiosi, noi del Riformista siamo andati a sfruculiarlo sul tema. Preso tra una riunione con gli sceneggiatori Francesca Marciano e Pasquale Plastino, i provini a Cinecittà per il nuovo film e un appuntamento dal dentista, ecco quanto ci ha detto il 58enne attore-regista romano.

Davvero, alla voce religione, qualcosa s’è rotto dentro di lei?

Ho semplicemente risposto a una domanda. Ma è vero, sono attraversato da un forte dubbio, il caso di quella povera ragazza ha aperto una discussione profonda, in me come in tante persone che conosco. Sento amici che stanno riflettendo sul testamento biologico. Ho cominciato a pensare al mio, sempre che facciano una legge decente. Capisco bene Peppino Englaro. In famiglia abbiamo vissuto una situazione simile, sia pure molto più breve nel tempo, ma egualmente tragica. Mia madre è rimasta per cinque-sei mesi in quella condizione. Nel suo caso era una malattia degenerativa cerebrale. Quando, dopo quattro anni di sofferenze, ha perso la lucidità, sprofondando nell’incoscienza, la famiglia è come implosa. Ci siamo sentiti inerti e inermi, un allarme ogni 15 secondi, un tormento continuo, sapendo che non c’era niente da fare.

La Chiesa cosa c’entra?

Mi dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato trattato dalla politica alla stregua di uno spot elettorale, come un modo per acquisire elettori cattolici e farlo proprio. Non ho ascoltato nulla di profondamente umano e misericordioso. Solo proclami. E ho sentito una Chiesa che parlava per dogmi. Credo di vivere la mia fede in modo serio e consapevole. Non sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra mille errori, penso di fare del mio meglio. Sono un cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che rispettano la vita umana, la dignità, l’armonia. Le dirò di più: se mio figlio volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che lo faccia con coscienza, senza fanatismo.

Strano sentirlo dire da lei: in fondo ha studiato al collegio “Nazareno”, forte impronta cattolica.

Se è per questo, ho studiato Storia delle religioni all’università di Roma. Non avessi fatto l’attore, sarei finito all’Istituto storico e religioso della Sapienza. Le ripeto: mi ritengo un buon cattolico. Ci sono domeniche in cui vado a messa, giorni in cui mi scopro a pregare, segretamente, dentro di me. Ho meditato a lungo sulla storia di Eluana. Certi pronunciamenti delle gerarchie ecclesiastiche mi sono parsi stridenti. Per non dire delle uscite di Berlusconi. Ma come si fa a parlare di “mestruazioni regolari”, di potenziale capacità procreativa? Per procreare cosa? Una donna non può essere ridotta a un utero. Eluana non era più la ragazza sorridente e attiva di quelle foto giovanili. Berlusconi e Napolitano avrebbero dovuto rispondere all’invito di papà Englaro, guardare in faccia alla realtà. Io ho visto mia madre ridursi a pesare 28 chili, con l’encefalogramma piatto, le sonde nella pancia, nel naso. Una mummia dentro un sarcofago egizio. Come altro chiamarlo se non il martirio di un corpo? Dovremmo avere più rispetto per il corpo di una persona che muore. Mi costa confessarlo, ma io non riuscivo più a entrare nella stanza di mia madre. Per questo non accetto che qualcuno, dagli alti scanni della politica, accusi la famiglia Englaro di essersi voluta liberare di una “scomodità”. Pazzesco.

Non ha risposto sulla Chiesa.

Noi Verdone veniamo da un’educazione cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia di stare sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Vorrà dire o no qualcosa il fatto che le chiese si stiano svuotando? Rimangono i vecchi che sentono arrivare la morte, anche non credenti. Ma i giovani? I trenta-quarantenni? Non dico che il Vaticano debba cambiare opinione su temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le ragioni del suo magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano ‘sti dogmi affilati come spade! Se pontifichi sempre su tutto, alla fine viene meno la possibilità di replica. Per questo mi sembra interessante quanto ha scritto il cardinal Martini: un uomo che pone dilemmi cruciali con toni diversi, spesso con buon senso, al di là delle sovrastrutture. In lui ho percepito l’invito a vivere la fede in modo più semplice,quasi seguendo un’impronta francescana.

C’è voluta la morte di Eluana Englaro perché lei fosse toccato dal dubbio?

In verità, i primi dubbi arrivarono con la questione Welby. Lui fece bene a trasformare il proprio corpo in testimonianza, a battersi in prima persona per rivendicare un legittimo diritto. Anche lì il Vaticano sbagliò a non permettere i funerali in chiesa. Il bandito della Magliana sì, perché t’ha dato i soldi, Welby no. Due pesi e due misure. Non dimentichiamo la parabola del povero Galilei. Solo l’altro ieri la Chiesa gli ha dedicato una messa di risarcimento, celebrata da monsignor Ravasi. Bene, ma sono arrivati un po’ tardi, no? Allora mi chiedo: dove sta la pietas? Non c’è. Poi, certo: serve una legge rigorosa e scrupolosa. Ma quando c’è una morte cerebrale che dura così tanto, diciassette anni, hai voglia ad attendere il miracolo.

Dica la verità: è anche per questo che nel prossimo film, starring Laura Chiatti, ha scelto di far la parte di un prete?

No, l’idea nasce prima. Nei miei film mi sono spesso divertito a incarnare dei sacerdoti, ma erano macchiette, sketch. Qui è diverso. In Io, loro e Lara, che inizio a girare ad aprile tra Roma e l’Africa, sarò un prete molto particolare: con dei problemi, visto e raccontato come un uomo normale esposto ai cedimenti. Accade al novanta per cento dei preti. Ma non pensi alla storia d’amore con la bella bionda. Sarebbe troppo banale. Ero stufo di interpretare personaggi borghesi, volevo misurarmi con qualcosa di diverso, una commedia quasi di impianto teatrale. Sarà un Verdone nuovo, niente accenti dialettali. È il box office che ci frega. Ma se non provi a fare qualcosa di diverso, sia pure nel solco della commedia, alla fine passa la voglia di continuare.

E la politica? Si sente ancora vicino al Pd?

Fatico ad avere riferimento politici. Non mi ritrovo negli schieramenti in campo. Siamo partiti dalla vicenda Englaro: e allora le dico che non m’è piaciuto nessuno. Si respirava un’aria da riunione condominiale. Sento in giro una non-cultura che porta dritta alla cultura dell’intolleranza. Ma con un’avvertenza: se alcuni romeni vengono qui a delinquere, un motivo c’è. Il carcere non è mai una certezza in Italia. Vale per gli stupratori. E pure per chi fa bancarotta fraudolenta. Siamo in Italia: l’indulgenza plenaria non si nega a nessuno.